Filosofia del Mare

Siamo uomini della foresta o uomini del mare ?

nostri fratelli della costa

La foresta ci riporta immediatamente al tempo dei nostri progenitori, al confronto con un ambiente naturale rigoglioso e potenzialmente ostile. Trasmette un’immagine del mondo primordiale in cui la nostra specie si è selezionata.

In contrapposizone al villaggio, rappresenta il mondo esterno all’insediamento umano, resistente alle sue regole, selvatico e dominato dalla natura. In questo senso, il suo equivalente

in altre latitudini può anche essere il deserto. Nella foresta si trovano i ribelli e i banditi (Robin Hood), le nostre radici animali (Tarzan), le ninfe e i satiri, gli elfi e le fate, il castello del Cavaliere Verde.
Come metafora dell’aldilà vi si svolgono i riti iniziatici arcaici e nella foresta vivono ancora gli ultimi umani allo stato primigenio.

Tuttavia come italici siamo anche uomini del Mediterraneo, di costa e di mare: le repubbliche marinare, i greci, i fenici, i pelasgi o presunti tali. E allargando lo sguardo agli oceani, si aggiungono portoghesi, spagnoli, inglesi, francesi, olandesi, scandinavi e via dicendo, i navigatori delle grandi esplorazioni.

Il mare ha un più forte significato di ricerca della conoscenza, ponte tra civiltà, che conduce a terre e culture lontane.
Il mare ha anche una dimensione futuribile: le miniere oceaniche, l’energia dal mare, l’acquacoltura, il turismo sottomarino.
L’uomo di mare ha comunque differenti declinazioni: il pescatore, il marinaio, l’oceanografo, il biologo marino, il fondalista, il velista e il viaggiatore.

La mitologia dell’avventura inizia da miti marini: dalle Argonautiche all’Odissea. Si rinnova nel mito della pirateria e di tutti gli avventurieri del mare, fino a Corto Maltese e alle avventure acquatiche di Steve Zissou.

Per l’Uomo la foresta è la casa ancestrale, il mare è l’ignoto che si apre davanti a lui.
L’Uomo esce dalla foresta e arriva sulla costa, dove conosce il mare, fabbrica una piroga e salpa alla ricerca di nuove coste e nuove foreste. Sulla costa il mare genera un valore in sè: la pesca e ancora prima la raccolta di molluschi.
L’alto mare produce invece valore come connessione con altre terre. Soprattutto le isole, non altrimenti raggiungibili.

Ma in mare l’Uomo si porta un angolo di foresta: la nave è legno ed ha alberi e liane. Le vele raccolgono dal cielo l’energia del vento come le foglie raccolgono dal cielo l’energia del sole.
La nave poi ha un fascino speciale, concava all’interno e convessa all’esterno, allo stesso tempo contenitore accogliente e prora che fende l’ignoto, riparo e avventura, protezione e proiezione.

E lo spazio, è il mare dell’umanità futura?
Per il nostro progenitore, avventurarsi in mare era un po’ come per noi andare nello spazio.
Il vuoto oceano dello spazio, nero silenzioso e sconfinato abisso, rifulgente di luci lontane. Così vasto che “you just won’t believe how vastly, hugely, mind-bogglingly big it is.”